Storia

Ogni ora, minuto, secondo che passa diventa storia.
Era Luglio 2002 quando domando a un amico che mi aveva appena mostrato la sua meravigliosa coltivazione di lamponi: “Conosci un piccolo terreno per coltivare la vite?” Sono diciannove anni che studio il vino ma non sono stanco di imparare. Sono curioso. Mi pongo il principio di farmi domande e ancora più importante è impegnarmi a trovare le risposte. Perché quella vite? Perché proprio lí? Chi lo ha deciso? Quando un vino è adatto per essere affinato nelle piccole botti? Perché piccole? Perché tutto questo per un buon bicchiere di vino? Ora è il momento di mettermi alla prova.
Per casualità, per coincidenza del destino, aveva ciò che faceva al caso mio, ma ancora non lo sapeva. Insisto per portarmici.

Una splendida giornata d’estate ci accompagna in località Gaggio, comune di Villa d’Alme’. In uno spazio aperto due cavalli brucano e, senza che la nostra presenza li disturbasse, ci osservano. Mi guardo intorno: a est un campo con erba alta dove scorgo delle caprette, a sud un sentiero parallelo alla strada che porta verso valle, verso il monte si intravede un rudere e dietro, come a fargli da mantello, un roveto.

Il silenzio ci circonda quando un ragliare di asino ci scuote.
L’amico mi guarda perplesso e dice: “ Non credo sia il posto adatto a te”.
Rimango per un secondo senza parole poi mi avvio verso la salita.

I roveti ci ostacolano quando una persona si avvicina. Dopo avergli spiegato perché siamo lí, ci raccomanda: “Fate attenzione se procedete verso il monte. Fate rumore, perché ci sono parecchie vipere” e aggiunge: “Una volta era un bel vigneto poi è stato abbandonato perché impossibile da lavorare.”

“È davvero impossibile da lavorare?” mi domando tra me e me.
“È questa la prossima domanda a cui trovare risposta?”
Comincia la scommessa.

Antonio Lecchi Curnis